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SOLA SCRIPTURA "Nella vanità delle loro menti" di John Whiteford


John Whiteford un Pastore aderente della Chiesa Evangelica del Nazareno poco tempo dopo il suo baccalaureato in scienze religiose, alla Southern Nazarene University di Bethany, Oklahoma, si convertì alla Fede ortodossa.
Il suo primo incontro con l'Ortodossia fu un risultato del suo coinvolgimento con il locale Movimento per la Vita, che includeva anche Padre Anthony Nelson e diversi dei suoi parrocchiani. Dopo oltre un anno di ricerche nelle Sacre Scritture e negli scritti della Chiesa primitiva, e attraverso l'amore, le preghiere e la pazienza di Padre Anthony e dei parrocchiani di San Benedetto, John Whiteford fu ricevuto nella Santa Chiesa Ortodossa. Quando scrisse questo articolo era in servizio come Lettore alla Parrocchia di San Vladimir a Houston, Texas, e stava continuando i suoi studi. Da allora è stato ordinato diacono.

UN ESAME ORTODOSSO DELL'INSEGNAMENTO PROTESTANTE


Introduzione: I protestanti sono al di là di ogni speranza?

Dopo la mia conversione, dal protestantesimo evangelico alla Fede ortodossa, ho notato uno stupore diffuso, di molti tra quelli che erano cresciuti da ortodossi, che un protestante potesse convertirsi all’ortodossia. Questo non perché essi siano incerti della propria fede, ma sono soltanto stupiti che qualcosa possa fare breccia nell'ostinata insistenza di un protestante a essere nel torto!

Sono giunto alla conclusione che la maggioranza degli ortodossi hanno una conoscenza confusa e limitata di ciò che è il protestantesimo e da dove provengono i suoi aderenti. Così quando i fedeli ortodossi "di diverse comunità etniche" hanno incontri con protestanti, anche se, spesso, usano le stesse parole, generalmente non comunicano, perché non parlano lo stesso linguaggio teologico. Questo perché non hanno basi teologiche comuni per discutere delle loro differenze. Naturalmente, quando si considerano i circa ventimila o più differenti gruppi di protestanti oggi esistenti nel mondo (con la sola e unica costante che ogni gruppo sostiene di comprendere rettamente la Bibbia), uno può sentirsi certamente solidale con coloro che ne sono un po' confusi.

Nonostante tutti gli ostacoli sul loro cammino, c'è decisamente speranza per i protestanti. I protestanti in cerca di sanità teologica, di vero culto, e dell'antica Fede cristiana stanno praticamente bussando alla porta della nostra Chiesa (naturalmente questa può sembrare una strana affermazione a quelli che non vi prestano attenzione). Non sono più soddisfatti delle contraddizioni e della mutevolezza dell'America protestante contemporanea, ma quando apriamo le porte a questi ricercatori dobbiamo essere preparati. Questa gente ha domande da fare! Molti tra questi ricercatori sono ministri protestanti, o sono tra i laici meglio preparati; sono sinceri cercatori della Verità, ma hanno molto da disimparare, e ci vogliono cristiani ortodossi preparati per aiutarli a districarsi in tali questioni; cristiani ortodossi che sanno da dove vengono i protestanti, ma, cosa anche più importante, che sanno ciò in cui credono essi stessi!

Ironicamente (o provvidenzialmente) questa crescita di interesse per l'Ortodossia tra gli americani di ceppo protestante è arrivata allo stesso tempo in cui l'apertura delle porte dell’ex-blocco comunista ha portato sui suoi popoli ortodossi una invasione senza precedenti da parte di ogni setta o gruppo religioso. All'avanguardia, gli evangelici e pentecostali americani sono entrati inciampando gli uni sugli altri e su ciascuno dei propri scismi, cercando di vantare la prestigiosa pretesa di essersi attestati anch'essi tra i russi senza Dio! Così a noi ortodossi si presenta una doppia urgenza: da un lato, c'è l'impegno missionario di presentare la nostra fede ai protestanti qui in Occidente; ma dall'altro lato, dobbiamo combattere con zelo la diffusione delle eresie tra gli ortodossi, sia qui che nei paesi tradizionalmente ortodossi. In entrambi i casi, il primo compito è di equipaggiarsi con una sufficiente conoscenza e comprensione delle questioni che ci confrontano.

Forse l'aspetto più scoraggiante del protestantesimo - quello che gli ha dato una reputazione di ostinata elasticità - sono le sue numerose differenze e contraddizioni. Come la mitica idra, le sue teste non fanno che moltiplicarsi, e benché sia un degno compito quello di cercare di comprendere e di confrontare individualmente tali eresie, questa non è la chiave alla loro sconfitta. Per comprendere le credenze particolari di ogni singolo gruppo, ci vuole una conoscenza della storia e dello sviluppo del protestantesimo in generale, un grande sforzo di ricerca in ciascun filone principale della teologia protestante, del culto, e via dicendo, oltre a molte letture di attualità per comprendere alcune delle più importanti tendenze oggi all'opera (quali il liberalismo, o l'emozionalismo). E anche nonostante tutto, non si può sperare di restare al corrente dei nuovi gruppi che nascono quasi quotidianamente. Eppure, per tutte le loro differenze, c'è un solo assunto di base che unisce la massa amorfa di queste migliaia di gruppi disparati nella categoria generale dei "protestanti." Tutti i gruppi protestanti (con qualche qualificazione minore) ritengono che il proprio gruppo abbia rettamente compreso la Bibbia, e anche se nessuno è d'accordo su quanto la Bibbia dice, sono generalmente d'accordo su come uno debba interpretare la Bibbia: da sé, e non tramite la Tradizione della Chiesa. Se si può arrivare a capire questa credenza, il perché è sbagliata, e come sia un corretto approccio alle Scritture, allora si può chiamare alla comprensione ogni protestante, di qualsiasi sfumatura. Anche gruppi tanto differenti tra loro come i battisti e i testimoni di Geova non sono in realtà tanto diversi quanto appaiono esteriormente, una volta che si sia compreso questo punto essenziale, e per la verità se avrete mai un'opportunità di vedere un battista e un testimone di Geova argomentare sulla Bibbia, noterete in ultima analisi che finiscono per citare passi differenti delle Scritture avanti e indietro l'uno all'altro. Se sono di pari calibro intellettuale, nessuno dei due otterrà risultati dalla discussione; poiché entrambi concordano essenzialmente sul loro approccio alla Bibbia, e poiché nessuno dei due mette in questione questa assunzione comune di base, nessuno può vedere che il vero problema è il loro approccio mutuamente erroneo alle Scritture. Qui sta il cuore dell'idra delle eresie: colpite il suo cuore, e le sue molte teste cadranno subito senza vita al suolo.

Perché la Scrittura da sola?

Se dobbiamo comprendere ciò che pensano i protestanti, dobbiamo prima sapere perché credono quello che credono. Di fatto dobbiamo metterci al posto di quei primi riformatori, come Martin Lutero, e dobbiamo certamente avere un certo apprezzamento per le loro ragioni di sostenere la dottrina della Sola Scriptura. Quando si considera la corruzione nella chiesa romana del tempo, gli insegnamenti degenerati da questa promossi, e la comprensione distorta della tradizione che usava per difendere se stessa - oltre al fatto che l'Occidente era da diversi secoli rimosso da qualunque contatto significativo con il proprio retaggio ortodosso - è difficile immaginare come uno quale Lutero avesse potuto rispondere, entro tali limitazioni, con risultati significativamente migliori. Come avrebbe potuto Lutero appellarsi alla tradizione per combattere questi abusi, quando la tradizione (come tutti nell'Occidente romano erano indotti a pensare) era personificata da quello stesso papato che era responsabile di tali abusi? Per Lutero, era la tradizione che aveva sbagliato, e dovendo riformare la Chiesa avrebbe dovuto farlo con il sostegno sicuro delle Scritture. E tuttavia, Lutero non cercò mai veramente di eliminare del tutto la tradizione, né mai usò le Scritture realmente "da sole"; ciò che cercò davvero di fare fu di usare la Scrittura per sbarazzarsi delle parti corrotte della tradizione romana. Sfortunatamente la sua retorica superò di gran lunga la sua pratica, e riformatori più radicali portarono l'idea della Sola Scriptura alle sue logiche conclusioni.

PROBLEMI CON LA DOTTRINA DELLA SOLA SCRIPTURA


A. E' UNA DOTTRINA BASATA SU DI UN NUMERO DI FALSI ASSUNTI


Un assunto è qualcosa che diamo per scontato fin dall'inizio, di solito in modo piuttosto inconsapevole. Fintanto che un assunto è valido, tutto va bene; ma un falso assunto inevitabilmente conduce a false conclusioni. Si potrebbe sperare che, quando uno è partito da un falso assunto inconscio, al momento in cui le sue conclusioni vengono provate false, si chieda a quel punto dove fosse il suo errore di partenza. I protestanti che hanno voglia di valutare onestamente lo stato attuale del mondo protestante, devono chiedersi il perché, se il protestantesimo e il suo insegnamento basilare della Sola Scriptura vengono da Dio, ciò ha dato per risultato oltre ventimila gruppi differenti che non riescono a essere d'accordo su aspetti di base di quanto la Bibbia dice, o persino su che cosa mai significhi essere cristiano. Perché (se la Bibbia è sufficiente, e distinta dalla Santa Tradizione) un battista, un testimone di Geova, un pentecostale e un metodista possono tutti sostenere di credere a quello che la Bibbia dice, eppure non riuscire a essere d'accordo tra loro su che cosa sia quello che la Bibbia dice? Ovviamente, questa situazione in cui i protestanti si sono trovati è sbagliata sotto ogni punto di vista. Sfortunatamente, la maggior parte dei protestanti è disposta a dare la colpa di questo triste stato di cose a pressoché qualsiasi causa, tranne il problema di fondo. L'idea della Sola Scriptura è tanto basilare per il protestantesimo, che per loro metterla in discussione è pari a negare Dio, ma come disse il nostro Signore, "ogni albero buono produce frutti buoni; ma l'albero cattivo produce frutti cattivi." (Matteo 7:17). Se giudichiamo la Sola Scriptura dal suo frutto, non ci resta altra conclusione che questo albero deve essere "tagliato, e gettato nel fuoco." (Matteo 7:19).

FALSO ASSUNTO # 1:


La Bibbia doveva essere l'ultima parola su fede, pietà e culto.

a) La Scrittura insegna che essa stessa è "sufficiente in tutto?"

L'assunto più ovvio alla base della dottrina della Sola Scrittura è che la Bibbia abbia in sé tutto quanto è necessario per tutto quanto concerne la vita del cristiano, e tutto quanto sarebbe necessario per la vera fede, pratica, pietà e culto. Il passo scritturale più usualmente citato per sostenere questa nozione è:

"...sin da bambino hai conosciuto le sacre Scritture, le quali ti possono rendere savio a salvezza, per mezzo della fede che è in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura è divinamente ispirata e utile a insegnare, a convincere, a correggere e a istruire nella giustizia, affinché l'uomo di Dio sia completo, pienamente fornito per ogni buona opera.». (II Timoteo 3:15-17).

Coloro che vorrebbero usare questo passo per suffragare la Sola Scriptura argomentano che il passo insegna la "totale sufficienza" della Scrittura - poiché, "se, in verità, le Sacre Scritture sono in grado di rendere perfetto l'uomo pio... allora, invero per ottenere completezza e perfezione, non c'è bisogno di tradizione." [2] Ma che cosa si può dire di reale su questo passo?

Per iniziare, dovremmo chiederci di che cosa stia parlando Paolo quando parla delle Scritture che Timoteo ha conosciuto sin da bambino. Possiamo essere sicuri che Paolo non si riferisca al Nuovo Testamento, poiché il Nuovo Testamento non era ancora stato scritto quando Timoteo era un bambino - di fatto non era neppure stato completato mentre Paolo scriveva questa epistola a Timoteo, né tanto meno raccolto assieme nel Canone del Nuovo Testamento così come lo conosciamo. Ovviamente qui, e nella maggior parte dei riferimenti alle "Scritture" che troviamo nel Nuovo Testamento, Paolo sta parlando dell'Antico Testamento; così, se il passo deve essere usato per fissare i limiti dell'autorità ispirata, non ne verrebbe esclusa solo la Tradizione, ma questo passo stesso e l'intero Nuovo Testamento.

In secondo luogo, se Paolo intendeva escludere la tradizione come una cosa non profittevole, allora dovremmo chiederci perché Paolo usa tradizione orale non-biblica in questo stesso capitolo. I nomi Ianne e Iambre non si trovano nell'Antico Testamento, eppure in II Timoteo 3:8 Paolo riferisce che si opposero a Mosè. Paolo sta traendo dalla tradizione orale che i nomi dei due più prominenti maghi egiziani del racconto dell'Esodo (cap. 7-8) fossero "Ianne" e "Iambre." [2] E questa non è in alcun modo l'unica volta in cui una fonte non-biblica è usata nel Nuovo Testamento: l'istanza più nota è nell'Epistola di San Giuda, che cita dal Libro di Enoch (Giuda 14,15 cf. Enoch 1:9).

Quando la Chiesa canonizzò ufficialmente i libri della Scrittura, il proposito principale per stabilire una lista autorevole di libri da ricevere come Sacra Scrittura era quello di proteggere la Chiesa da libri spuri che vantavano un'autorità apostolica, ma che erano di fatto opera di eretici (per esempio, il Vangelo di Tommaso). I gruppi eretici non potevano basare i loro insegnamenti sulla Santa Tradizione, poiché i loro insegnamenti avevano origine dal di fuori della Chiesa, cosicché l'unico modo di vantare una base di autorità per le loro eresie era di distorcere il significato delle scritture e di fabbricare nuovi libri a nome di apostoli o di santi dell'Antico Testamento. La Chiesa si difese contro gli insegnamenti eretici appellandosi alle origini apostoliche della Santa Tradizione (provata dalla Successione Apostolica, ovvero il fatto che i vescovi e i dottori della Chiesa possono dimostrare storicamente la loro discendenza diretta dagli Apostoli), e appellandosi all’universalità della Fede ortodossa (e cioè che la fede ortodossa sia la stessa fede che i cristiani ortodossi hanno sempre accettato attraverso tutta la storia e in tutto il mondo). La Chiesa si difese da libri spurii ed eretici stabilendo una lista autorevole di libri sacri, che furono ricevuti dalla Chiesa come divinamente ispirati e di genuina provenienza dall'Antico Testamento o dagli apostoli.

Stabilendo la lista canonica delle Sacre Scritture, la Chiesa non intendeva implicare che tutta la Fede cristiana e tutte le informazioni necessarie al culto e al buon ordine nella Chiesa vi fossero contenute. [3] Un dato al di là di seri dubbi è che al tempo in cui la Chiesa stabilì il Canone delle Scritture, essa era essenzialmente nella propria fede e culto indistinguibile dalla Chiesa dei periodi successivi: questa è una certezza storica. Per quanto riguarda la struttura dell'autorità della Chiesa, la questione del Canone fu risolta da vescovi ortodossi, riuniti in vari concili - e questo è fino a oggi il modo in cui nella Chiesa ortodossa si risolve qualsiasi questione di dottrina o disciplina.

b) Qual'era il proposito degli scritti del Nuovo Testamento?

Negli studi biblici protestanti si insegna (e in questo caso penso che sia un insegnamento corretto) che quando studi la Bibbia, tra molte altre considerazioni, devi considerare il genere (o tipo letterario) della letteratura che stai leggendo in un passo particolare, poiché generi differenti hanno usi differenti. Un’altra considerazione, naturalmente, è il soggetto e proposito del libro o passo di cui stai trattando. Nel Nuovo Testamento abbiamo quattro ampie categorie di generi letterari: vangelo, narrazione storica (Atti), epistola, e il libro apocalittico/profetico, la Rivelazione. I Vangeli furono scritti per testimoniare la vita, morte e risurrezione di Cristo. Le narrazioni storiche bibliche raccontano la storia del popolo di Dio e anche le vite di figure significative in tale storia, mostrando la provvidenza di Dio in mezzo a tutto ciò. Le Epistole furono scritte soprattutto per rispondere a problemi specifici sorti in varie Chiese; pertanto, le cose che erano date per scontate e capite da tutti, e non erano considerate problemi, non venivano generalmente trattate in dettaglio. Le questioni dottrinali che venivano trattate erano di solito dottrine discusse o mal comprese. [4] Le questioni di culto venivano trattate solo quando c’erano problemi ad esse legati (per esempio, I Corinzi 11-14). Gli scritti apocalittici (come la Rivelazione) furono scritti per mostrare il trionfo ultimo di Dio nella storia.

Prima di tutto, notiamo che nessuno di questi generi letterari presenti nel Nuovo Testamento hanno il culto come oggetto principale, e che essi non avevano lo scopo di offrire dettagli sul culto nella Chiesa. Nell’Antico Testamento vi sono trattati dettagliati (anche se non del tutto esaustivi) sul culto del popolo di Israele (e.g. Levitico, Salmi) e nel Nuovo Testamento vi sono solo magri cenni al culto dei primi cristiani. E perché? Certamente non perché mancassero di una regola nei propri servizi: gli storici della liturgia hanno accertato che i primi cristiani continuavano a compiere atti di culto rigidamente basati sullo schema del culto ebraico ereditato dagli Apostoli. [5] Tuttavia, anche i pochi riferimenti al culto della Chiesa primitiva nel Nuovo Testamento mostrano che, lungi dall’essere un gruppo selvaggio di "pentecostali" di libero spirito, i cristiani nel Nuovo Testamento avevano lo stesso culto liturgico dei loro antenati: osservavano le ore di preghiera (Atti 3:1); partecipavano al culto del tempio (Atti 2:46, 3:1, 21:26); e nelle sinagoghe (Atti 18:4).

Dobbiamo anche notare che nessuno dei tipi di letteratura presenti nel Nuovo Testamento ha come proprio scopo l’istruzione dottrinale completa, e che non vi si trovano un catechismo o una teologia sistematica. Se tutto ciò di cui abbiamo bisogno come cristiani è la Bibbia da sola, perché non vi si trova qualche dichiarazione dottrinale completa? Immaginate quanto facilmente tutte le varie controversie si sarebbero risolte se la Bibbia avesse dato una risposta chiara alle domande dottrinali. Ma per convenienti che fossero, queste cose non si trovano tra i libri della Bibbia.

Che nessuno fraintenda il ragionamento che stiamo facendo: niente di quanto diciamo è inteso a minimizzare l’importanza delle Sacre Scritture: che Dio ce ne scampi! Nella Chiesa Ortodossa le Scritture sono ritenute pienamente ispirate, inerranti e autorevoli; ma il fatto è che la Bibbia non contiene in sé un insegnamento su ogni punto di importanza per la Chiesa. Come già detto, il Nuovo Testamento dà pochi dettagli sul culto: ma questa non è certo una questione minore. Inoltre, la Chiesa che ci ha tramandato le Sacre Scritture, e le ha conservate, è la stessa Chiesa dalla quale abbiamo ricevuto i nostri modelli di culto. Se mettiamo in discussione questa fedeltà della Chiesa nel conservare il culto apostolico, allora dobbiamo mettere anche in discussione la sua fedeltà nel conservare le Scritture. [6]

c) La Bibbia, in pratica, è davvero "sufficiente a tutto" per i protestanti?

I protestanti sostengono spesso di credere "soltanto alla Bibbia", ma quando uno esamina il loro uso di fatto della Bibbia sorgono un numero di domande. Per esempio, perché i protestanti scrivono tanti libri di dottrina e di vita cristiana in generale, se in verità tutto ciò che è necessario è la Bibbia? Se Bibbia è da sola sufficiente allora perché i protestanti non si limitano a distribuire Bibbie? E se è "sufficiente a tutto", perché non produce risultati coerenti, vale a dire, perché i protestanti non credono tutti le stesse cose? A che scopo le tante Bibbie di studio annotate dei protestanti, se tutto quanto è necessario è la Bibbia stessa? Perché distribuiscono trattati e altro materiale? Perché, in fin dei conti, insegnano o predicano, e non si limitano a leggere la Bibbia alla gente? La risposta è questa: anche se di solito non sono disposti ad ammetterlo, i protestanti sanno istintivamente che la Bibbia non può essere compresa da sola. E di fatto ogni denominazione protestante ha il suo corpo di tradizioni, anche se di solito non verranno chiamate così. Non è un caso fortuito che tutti i testimoni di Geova credono le stesse cose, e che i battisti del Sud generalmente credono le stesse cose, ma decisamente i testimoni di Geova non credono le stesse cose dei battisti del Sud. Né i testimoni di Geova né i battisti del Sud pervengono individualmente alle loro conclusioni partendo da uno studio indipendente della Bibbia; piuttosto, a tutti i membri di ciascun gruppo viene insegnato a credere in un certo modo e partendo da una tradizione comune. Così la questione non è realmente se crediamo solo alla Bibbia o se usiamo anche la tradizione. La vera questione è: quale tradizione usiamo per interpretare la Bibbia? A quale tradizione possiamo dare fiducia: alla tradizione apostolica della chiesa ortodossa, o alle tradizioni confuse, e moderne, del protestantesimo, che non hanno radici al di là dell’avvento della riforma protestante?

FALSO ASSUNTO # 2:


Le Scritture erano la base della Chiesa antica, mentre la Tradizione è semplicemente una "corruzione umana" che venne molto dopo.

Soprattutto tra evangelici e pentecostali troverete che la parola "tradizione" è un termine negativo, ed etichettare qualcosa come una "tradizione" è più o meno equivalente a dire che è "carnale," "spiritualmente morta," "distruttiva," e/o "legalistica." Così come i protestanti leggono il Nuovo Testamento, sembra loro chiaro che la Bibbia condanna decisamente la tradizione come qualcosa di opposto alla Scrittura. La loro tipica immagine dei primi cristiani è essenzialmente che i primi cristiani fossero molto simili agli evangelici o pentecostali del ventesimo secolo! Il fatto che i cristiani del primo secolo avessero un culto liturgico, o che aderissero a qualche tradizione, è inconcepibile: solo più tardi, "quando la Chiesa divenne corrotta", ci si immagina che tali cose siano entrate nella Chiesa. E’ un brutto colpo per tali protestanti (come lo fu per me) mettersi a studiare la Chiesa primitiva e gli scritti dei primi Padri, e iniziare a vedere un quadro nettamente distinto da quello che si è sempre stati portati a considerare. Si trova, per esempio, che i primi cristiani non portavano con sé le proprie Bibbie ogni domenica per uno studio biblico: di fatto, era tanto difficile acquisire una copia o persino una porzione della Scrittura, a causa del tempo e delle risorse che ci volevano per farne delle copie, che ben pochi individui ne possedevano una copia personale. Invece, le copie delle Scritture erano custodite da membri designati della Chiesa, o tenute nel luogo in cui la Chiesa si riuniva per il culto. Per di più, molte chiese non avevano copie complete di tutti i libri dell’Antico Testamento, e tanto meno del Nuovo Testamento (che non fu completato prima della fine del primo secolo, e non trovò la sua forma canonica finale prima del quarto secolo). Ciò non significa che i primi cristiani non studiassero le Scritture: lo facevano con zelo, ma come gruppo, non individualmente. E per la maggior parte del primo secolo, i cristiani erano limitati allo studio dell’Antico Testamento. E così, com'è che conoscevano il Vangelo, la vita e gli insegnamenti di Cristo, la vita di culto, che cosa credere sulla natura di cristo, e così via? Avevano solo la Tradizione orale tramandata dagli Apostoli. Di sicuro, molti nella Chiesa primitiva udirono queste cose direttamente dagli Apostoli stessi, ma molti di più erano quelli che non lo avevano fatto, soprattutto con il passare del primo secolo e la morte degli Apostoli. Le generazioni successive avevano accesso agli scritti degli Apostoli attraverso il Nuovo Testamento, ma la Chiesa primitiva dipendeva quasi interamente per la propria conoscenza della fede cristiana dalla Tradizione orale.

Questa dipendenza dalla tradizione è evidente negli scritti stessi del Nuovo Testamento. per esempio, San Paolo esorta i tessalonicesi:

Perciò, fratelli, state saldi e ritenete le tradizioni che avete imparato tramite la parola [i.e. tradizione orale] o la nostra epistola (II Tessalonicesi 2:15).

La parola qui tradotta con "tradizione" è la parola greca paradosis: anche se viene tradotta in modo differente in certe versioni protestanti, è la stessa parola che gli ortodossi greci usano quando parlano della Tradizione, e pochi studiosi biblici competenti metterebbero in discussione questo significato. La parola stessa significa letteralmente "ciò che è trasmesso." E' la stessa parola usata quando ci si riferisce in negativo ai falsi insegnamenti dei farisei (Marco 7:3, 5, 8), e anche quando ci si riferisce all’insegnamento cristiano autorevole (I Corinzi 11:2, II Tessalonicesi 2:15). E così che cos'è che rende falsa la tradizione dei farisei, e vera quella della Chiesa? La fonte! Cristo disse chiaramente qual'era la fonte delle tradizioni dei farisei quando le chiamò "tradizione degli uomini" (Marco 7:8). San Paolo, d'altra parte, riferendosi alla Tradizione cristiana dichiara, "vi lodo, fratelli, perché vi ricordate di tutte le cose che provengono da me, e perché ritenete le tradizioni (paradoseis) come ve le ho trasmesse (paredoka, una forma verbale di paradosis") (I Corinzi 11:2): ma dove ricevette queste tradizioni in primo luogo? "Ho ricevuto dal Signore ciò che vi ho anche trasmesso [paredoka]" (I Corinzi 11:23). È a questo che si riferisce la Chiesa ortodossa quando parla della Tradizione Apostolica: "La fede che è stata trasmessa [paradotheise] una volta per sempre ai santi" (Giuda 3). La sua fonte è Cristo, e fu consegnata personalmente da lui agli Apostoli attraverso tutto quanto Egli disse e fece, cosa che se fosse scritta tutta, "non basterebbe il mondo intero a contenere tutti i libri che si potrebbero scrivere" (Giovanni 21:25). Gli Apostoli consegnarono questa conoscenza alla Chiesa intera, e la Chiesa, essendo il ricettacolo di questo tesoro, divenne così "colonna e sostegno della verità" (I Timoteo 3:15).

La testimonianza del Nuovo Testamento è chiara su questo punto: i primi cristiani avevano tradizioni sia orali che scritte, che avevano ricevuto da Cristo attraverso gli Apostoli.

Per tradizione scritta essi avevano all'inizio solo dei frammenti: una chiesa locale aveva un’epistola, un’altra forse un vangelo. Gradualmente questi scritti furono messi assieme in raccolte, e alla fine divennero il Nuovo Testamento. E com’è che questi primi cristiani sapevano quali libri erano autentici e quali non lo erano - dato che (come si è già notato) c’erano numerose epistole e vangeli spurii che gli eretici sostenevano essere stati scritti dagli Apostoli? Fu la Tradizione apostolica orale che aiutò la Chiesa a compiere questa determinazione.

I protestanti reagiscono violentemente all’idea della Santa Tradizione semplicemente perché l’unica forma che hanno generalmente incontrato è il concetto di Tradizione che si trova nel cattolicesimo romano. Al contrario della visione romana della Tradizione, che è personificata dal papato, e che sviluppa nuovi dogmi prima sconosciuti alla Chiesa (come l’infallibilità papale, per citare solo uno degli esempi più odiosi) gli ortodossi non credono che la Tradizione cresca o cambi. Certamente la Chiesa, quando si trova di fronte a un’eresia, è forzata a definire con maggior precisione la differenza tra la verità e l’errore, ma la Verità non cambia. Si può dire che la Tradizione si espande nel senso in cui, muovendosi attraverso la storia, la Chiesa non dimentica le proprie esperienze, ricorda i santi che sono sorti nel suo grembo, e custodisce gli scritti di quanti hanno accuratamente dichiarato la sua fede; ma la Fede in sé fu "trasmessa ai santi una volta per sempre". (Giuda 3).

Ma noi come possiamo sapere che la Chiesa ha conservato la Tradizione apostolica nella sua purezza? La risposta breve è che Dio ha conservato la Tradizione nella Chiesa perché aveva promesso di farlo. Cristo disse che avrebbe costruito la sua Chiesa e che le porte degli inferi non avrebbero prevalso su di essa (Matteo 16:18). Cristo stesso è il capo della Chiesa (Efesini 4:16), e la Chiesa è il suo Corpo (Efesini 1:22-23). Se la Chiesa avesse perso la pura Tradizione Apostolica, allora la Verità avrebbe dovuto cessare di essere la Verità: la Chiesa è infatti la colonna e sostegno della verità (I Timoteo 3:15). La concezione comune che hanno i protestanti della storia della Chiesa, e cioè che la Chiesa sia caduta nell’apostasia dal tempo di Costantino fino alla Riforma, certamente rende privi di significato questi e molti altri passi delle Scritture. Se la Chiesa ha cessato di essere, anche per un solo giorno, allora le porte degli inferi hanno prevalso in quel giorno su di essa. E se così fosse, quando Cristo ha descritto la crescita della Chiesa nella sua parabola del seme di senapa (Matteo 13:31-32), avrebbe parlato di una pianta che dopo una crescita iniziale veniva calpestata, e di un nuovo seme germogliato al suo posto: al contrario, usò l’immagine di un seme di senapa che all’inizio è piccolo, ma cresce fino a diventare il più grande degli alberi.

Quanto a coloro che suppongono che vi sia stato qualche gruppo di veri credenti protestanti vissuto in qualche caverna per un migliaio di anni, dove sono le prove? I Valdesi, che ogni setta dai pentecostali ai testimoni di Geova vanta come propri progenitori, non esistevano prima del XII secolo. [7] Per dire il meno, è un po’ azzardato ritenere che questi veri credenti abbiano sofferto coraggiosamente sotto le feroci persecuzioni dei romani, e che se ne siano fuggiti sui colli appena il cristianesimo divenne una religione legale. Eppure anche questo sembra plausibile, a paragone della nozione che tele gruppo sia potuto sopravvivere per mille anni senza lasciare una singola traccia di prova storica della sua stessa esistenza.

A questo punto si può obiettare che vi furono, di fatto, esempi di persone nella storia della Chiesa che insegnarono cose diverse da quelle insegnate da altri, e così chi può dire quale sia la Tradizione Apostolica? E per di più, che succede qualora sia sorta una pratica corrotta: come avrebbe potuto in seguito essere distinta dalla Tradizione Apostolica? I protestanti fanno queste domande, dato nella Chiesa cattolica romana sorsero per davvero "tradizioni" nuove e corrotte, ma ciò avvenne perché l’Occidente latino aveva già corrotto la sua comprensione della Tradizione. La comprensione ortodossa, dapprima prevalente in Occidente e mantenuta nella Chiesa ortodossa, è basata sul fatto che la Tradizione è in essenza immutabile, ed è nota per la propria universalità o cattolicità. La vera Tradizione Apostolica si trova nel consenso storico dell’insegnamento della Chiesa. Trova ciò che la Chiesa ha sempre creduto, attraverso tutta la storia, e ovunque nella Chiesa, e avrai trovato la Verità. Se si può dimostrare che qualche credenza non è stata ricevuta dalla Chiesa nella sua storia, allora questa è eresia. Attenzione, però, stiamo parlando della Chiesa, non di gruppi scismatici. Vi furono scismatici ed eretici che si staccarono dalla Chiesa nel periodo del Nuovo Testamento, e ve ne è stata fin da allora una continua scorta, poiché come dice l’Apostolo, "è necessario che ci siano tra voi anche delle eresie, perché quelli che sono approvati siano riconosciuti tali in mezzo a voi." (I Corinzi 11:19)

FALSO ASSUNTO # 3:


Chiunque può interpretare da sé le Scritture senza l'aiuto della Chiesa.

Anche se molti protestanti obietterebbero al modo in cui è formulato questo assunto, questa è essenzialmente l’opinione che prevaleva quando i riformatori sostennero per la prima volta la dottrina della Sola Scriptura. La linea di ragionamento era essenzialmente che il significato della Scrittura è abbastanza chiaro perché chiunque possa capirlo semplicemente leggendola da sé; in tal modo rigettarono l’idea che il processo avesse bisogno dell’aiuto della Chiesa. Questa posizione è affermata con chiarezza dagli studiosi luterani di Tubinga nel loro scambio di lettere con il Patriarca Geremia II di Costantinopoli circa trent’anni dopo la morte di Lutero:

"Forse qualcuno dirà che da una parte le Scritture sono assolutamente prive di errore; ma d’altra parte, esse sono state nascoste da molta oscurità, così che senza l’interpretazione dei Padri portatori di Spirito esse non possono essere comprese con chiarezza... Ma allo stesso tempo è verissimo che ciò che è stato detto in modo scarsamente percettibile in alcuni punti delle Scritture, in altri punti è stato dichiarato in modo quanto mai esplicito e chiaro, così che anche la persona più semplice può comprenderle." [8]

Benché questi studiosi luterani si vantassero di usare gli scritti dei Santi Padri, sostenevano che questi non erano necessari, e che, laddove essi ritenevano che le Scritture e i Santi Padri fossero in conflitto, i Padri dovevano essere scartati. Ciò che, di fatto, sostenevano, tuttavia, era che quando gli scritti dei Santi Padri erano in conflitto con le loro opinioni private delle Scritture, le loro opinioni private dovevano essere considerate più autorevoli dei Padri della Chiesa. Piuttosto che ascoltare i Padri, che si erano dimostrati retti e santi, la priorità doveva essere accordata ai ragionamenti umani di un individuo. La stessa ragione umana che ha condotto la maggioranza degli studiosi luterani moderni a respingere quasi tutti gli insegnamenti della Scrittura (inclusa la divinità di Cristo, la Risurrezione, etc.), e persino a respingere l’ispirazione delle stesse Scritture, è la ragione sulla quale i primi luterani sostenevano di basare tutta la loro fede. Nella sua risposta, il Patriarca Geremia II mise chiaramente in mostra il vero carattere degli insegnamenti luterani:

Accettiamo, pertanto, le tradizioni della Chiesa con un cuore sincero, e non con una moltitudine di razionalizzazioni. Dio infatti ha creato l’uomo per la rettitudine; questi invece ha cercato molti sotterfugi (Ecclesiaste 7:29). Non permettiamoci di imparare un nuovo tipo di fede condannato dalla tradizione dei Santi Padri. Il divino apostolo infatti dice, "Se qualcuno vi annunzia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema " (Galati 1:9). [9]

B. LA DOTTRINA DELLA SOLA SCRIPTURA NON INCONTRA I PROPRI STESSI CRITERI


Potete immaginarvi che un sistema di fede come il protestantesimo, che ha come cardine la dottrina che la sola Scrittura è autorevole in questioni di fede, voglia prima cercare di provare che questa dottrina cardinale incontri i propri stessi criteri. Ci si aspetta probabilmente che i protestanti possano brandire centinaia di testi-prova dalle Scritture per sostenere questa dottrina, sulla quale essi ritengono che sia basato tutto il resto. Quanto meno si spera di trovare due o tre testi solidi che insegnino chiaramente questa dottrina, dato che le stesse Scritture dicono, "Ogni parola sarà confermata dalla bocca di due o tre testimoni" (II Corinzi 13:1). Eppure, come il bambino della fiaba che dovette far notare che l’imperatore non aveva vestiti addosso, devo far notare che non esiste in tutta la Sacra Scrittura un singolo verso che insegni la dottrina della Sola Scriptura. Non ce n’è neppure uno che vi vada vicino. Oh sì, vi sono innumerevoli passi nella Bibbia che parlano della sua ispirazione, della sua autorità e della sua utilità: ma non esiste un passo nella Bibbia che insegni che sono la Scrittura abbia autorità per i fedeli. Se un tale insegnamento fosse anche solo implicito, allora di sicuro i primi Padri della Chiesa avrebbero insegnato anche questa dottrina, ma quale tra i Santi Padri ha mai insegnato una cosa simile? Così il più basilare insegnamento del Protestantesimo si autodistrugge, in quanto contrario a se stesso. Ma non solo la dottrina protestante della Sola Scriptura non è insegnata nelle Scritture: di fatto, è specificamente contraddetta dalle Scritture (che abbiamo discusso sopra), che insegnano che anche la Santa Tradizione è normativa per i Cristiani (II Tessalonicesi 2:15; I Corinzi 11:2).

C. APPROCCI INTERPRETATIVI PROTESTANTI CHE NON FUNZIONANO


Già dai primi giorni della Riforma, i protestanti sono stati forzati alla conclusione che, con la sola Bibbia e la sola ragione dell’individuo, la gente non riesce ad andare d’accordo sul significato di molte delle questioni più basilari della dottrina. Nel corso della stessa vita di Martin Lutero erano sorte dozzine di gruppi in competizione, tutti che pretendevano di "credere solo alla Bibbia", ma nessuno dei quali era d’accordo su quanto la Bibbia diceva. Lutero si era coraggiosamente presentato alla Dieta di Worms dicendo che, a meno di non essere persuaso dalla Scrittura, o dalla semplice ragione, non avrebbe ritrattato alcun suo insegnamento; tuttavia, quando in seguito gli anabattisti, che erano in disaccordo con i luterani su un numero di punti, chiesero semplicemente la stessa misura di indulgenza, i luterani li macellarono a migliaia: tanto valeva la retorica del "diritto di un individuo a leggere da se stesso le Scritture." Nonostante gli ovvii problemi che la rapida frammentazione del Protestantesimo presentava alla dottrina della Sola Scriptura, per non voler ammettere di essere stati sconfitti dal Papa, i protestanti conclusero invece che il vero problema doveva essere che quelli in disaccordo con loro, in altre parole tutte le sette al di fuori della propria, dovevano leggere la Bibbia in modo non corretto. E così è stato proposto un certo numero di approcci come soluzioni a questo problema. Ovviamente si deve ancora trovare l’approccio che metta fine all’illimitata moltiplicazione di scismi, eppure i protestanti sono ancora alla ricerca dell’elusiva "chiave’ metodologica che risolverà il loro problema. Esaminiamo ora gli approcci più popolari che sono stati tentati finora, e ciascuno dei quali è ancora proposto da un gruppo o da un altro.

APPROCCIO # 1


Prendi soltanto la Bibbia letteralmente, e il significato è chiaro.

Questo fu senza dubbio il primo approccio usato dai riformatori, anche se ben presto essi giunsero a comprendere che da solo era una soluzione insufficiente ai problemi presentati dalla dottrina della Sola Scriptura. Anche se si trattò di un fallimento fin dal principio, questo approccio è ancora quello che si trova più comunemente tra i fondamentalisti, evangelici e pentecostali meno istruiti: "La Bibbia dice ciò che intende e intende ciò che dice" è una frase che si sente spesso. Ma quando si giunge a testi scritturali con cui i protestanti generalmente non sono d'accordo, come quando Cristo diede agli Apostoli il potere di perdonare i peccati (Giovanni 20:23), o quando disse dell'Eucaristia "questo è il mio corpo... questo è il mio sangue" (Matteo 26:26,28), o quando Paolo insegnò che le donne dovevano coprirsi il capo in chiesa (I Corinzi 11:1-16), allora tutto d'un tratto la Bibbia non dice più quello che intende, e "Naturalmente, questi versi non sono letterali..."

APPROCCIO # 2


Lo Spirito Santo fornisce la corretta interpretazione.

Di fronte ai numerosi gruppi sorti sotto lo stendardo della Riforma, che non potevano andare d’accordo nelle loro interpretazioni delle Scritture, senza dubbio la seconda soluzione al problema fu l’asserzione che lo Spirito Santo avrebbe guidato il pio protestante a interpretare rettamente le Scritture. Naturalmente, chiunque dissentiva da te non poteva essere guidato dallo stesso Spirito. Il risultato fu che tutti i gruppi protestanti scristianizzavano quelli che differivano da loro. Ora, se questo approccio fosse valido, la storia ci avrebbe lasciato un singolo gruppo di protestanti che avevano rettamente interpretato le Scritture. Ma quale delle migliaia di denominazioni poteva essere? Ovviamente la risposta dipende da quale protestante avete come interlocutore. Di una cosa possiamo essere sicuri: ciascuno ritiene che probabilmente il proprio gruppo sia nel giusto.

Oggi, tuttavia (a seconda della sfumatura di protestante con cui si viene in contatto) c’è più probabilità di imbattersi in protestanti che hanno relativizzato a un certo livello la Verità, piuttosto che trovare coloro che ancora credono che la loro setta o gruppo distaccato sia il "solo" a essere "nel giusto." Con l‘accatastarsi di sempre nuove denominazioni divenne sempre più difficile per ciascuna di esse di dire, a viso aperto, di essere la sola ad avere rettamente compreso le Scritture, anche se ve ne sono ancora alcune che lo fanno. E’ divenuto sempre più comune per ogni gruppo protestante minimizzare le differenze tra le denominazioni e concludere semplicemente che "nel nome dell’amore" tali differenze "non contano." Forse ogni gruppo ha "un pezzo della Verità", ma nessuno ha la Verità intera (così conclude il ragionamento). E così ha avuto origine la pan-eresia dell’ecumenismo. Ora molti "cristiani" non fermeranno i loro sforzi ecumenici a permettere ai soli gruppi cristiani di avere un pezzo della Verità. Molti "cristiani" ora credono anche che tutte le religioni hanno "pezzi della Verità." L’ovvia conclusione a cui devono arrivare i moderni protestanti è che per trovare la Verità completa ogni gruppo dovrà eliminare le proprie "differenze," gettare nel calderone il loro "pezzo di Verità", e presto fatto, si scoprirà alla fine la piena Verità!

APPROCCIO # 3


Lasciate che i passi chiari interpretino quelli oscuri.

Questa deve essere sembrata la soluzione perfetta al problema di come interpretare la Bibbia da se stessa: lasciate che i passi che si comprendono facilmente "interpretino" quelli che non sono chiari. La logica di questo approccio è semplice: anche se un passo può affermare una verità in modo oscuro, sicuramente la stessa verità sarà affermata chiaramente in qualche altro punto della Scrittura. Non si dovrà far altro che usare questi "passi chiari" come chiave, e si dischiuderà il significato dei "passi oscuri." Come argomentavano gli studiosi luterani di Tubinga nel loro primo scambio di lettere con il Patriarca Geremia II:

"Pertanto, non si potrebbe mai trovare un modo migliore di interpretare le Scritture, che non lasciare che la Scrittura sia interpretata dalla Scrittura, vale a dire, da se stessa. L’intera Scrittura è stata infatti dettata dallo stesso e unico Spirito, che è colui che meglio comprende la propria volontà, ed è il più capace di dichiarare il proprio significato". [10]

Per quanto promettente sembrasse questo metodo, si rivelò presto una soluzione insufficiente al problema del caos e delle divisioni dei protestanti. Il punto in cui questo approccio si disintegra è la determinazione di quali passi siano "chiari" e quali siano "oscuri." I battisti, che credono che sia impossibile che un cristiano perda la propria salvezza una volta "salvato," vedono un numero di passi che, a loro detta, insegnano piuttosto chiaramente la loro dottrina di "eterna sicurezza": per esempio, "perché i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili" (Romani 11:29), e "Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano" (Giovanni 10:27-28). Ma quando i battisti incappano in versi che sembrano insegnare che la salvezza può essere perduta, come "La giustizia del giusto non lo salverà nel giorno della sua trasgressione" (Ezechiele 33:12), allora usano i passi per loro "chiari" per risolvere i passi "oscuri." I metodisti, che ritengono che i credenti possano perdere la propria salvezza se voltano le spalle a Dio, non trovano in questi passi alcuna oscurità, e al contrario, vedono i summenzionati "testi-prova" dei battisti alla luce dei passi che essi ritengono "chiari." E così metodisti e battisti si scagliano addosso a vicenda versetti della Bibbia, meravigliandosi entrambi che gli altri non riescano a "vedere" ciò che a loro sembra così "chiaro."

APPROCCIO # 4


Esegesi storico-critica

Annegando in un mare di opinioni soggettive e di divisioni, i protestanti iniziarono rapidamente a cercare un qualsiasi metodo intellettuale dotato di una foglia di fico di obiettività. Con il passare del tempo e il moltiplicarsi delle divisioni, la scienza e la ragione divennero sempre più la base sulla quale i teologi protestanti speravano di creare coerenza nelle loro interpretazioni bibliche. Questo approccio "scientifico", che ha ottenuto il predominio tra gli studiosi protestanti, e in questo secolo ha iniziato a predominare perfino tra gli studiosi cattolici romani, è generalmente chiamato "esegesi storico-critica." All’alba del cosiddetto "illuminismo", la scienza sembrava capace di risolvere tutti i problemi del mondo. Gli studiosi protestanti iniziarono ad applicare la filosofia e la metodologia delle scienze alla teologia e alla Bibbia. Dai tempi dell’illuminismo, gli studiosi protestanti hanno analizzato ogni aspetto della Bibbia: la sua storia, i suoi manoscritti, i linguaggi biblici, etc. Come se le Sacre Scritture fossero state un sito archeologico, questi studiosi tentarono di analizzare ogni frammento e osso con i metodi migliori e più recenti che la scienza aveva da offrire. Per essere onesti, bisogna ammettere che tale ricerca ha prodotto molte conoscenze utili. Sfortunatamente questa metodologia ha anche prodotto sbagli, gravi e fondamentali, ma è stata presentata con una tale aura di obiettività scientifica da tenere molti incantati.

Come tutti gli altri approcci usati dai protestanti, anche questo metodo cerca di comprendere la Bibbia ignorando la Tradizione della Chiesa. Anche se non esiste alcun metodo esegetico tipico dei protestanti, tutti questi metodi hanno come scopo presunto quello di "lasciare che la Bibbia parli da se stessa." Naturalmente, nessuno che sostenga di essere cristiano potrebbe essere contrario a quanto la Scrittura "dice" se questa stesse davvero "parlando da se stessa" attraverso questi metodi. Il problema è che coloro che si propongono come lingue per la Scrittura la filtrano attraverso i propri assunti protestanti. Mentre sostengono di essere obiettivi, essi piuttosto interpretano le Scritture secondo i loro schemi di tradizioni e dogmi (siano essi fondamentalisti o razionalisti liberali). Ciò che gli studiosi protestanti hanno fatto (se posso prendere liberamente a prestito una frase di Albert Schweitzer) è di guardare nel pozzo della storia per trovarvi il significato della Bibbia. Hanno scritto volumi su volumi in materia, ma purtroppo hanno visto soltanto il proprio riflesso.

Gli studiosi protestanti (sia "liberali" che "conservatori") hanno errato nell’applicazione delle metodologie empiriche al regno della teologia e degli studi biblici. Uso il termine "empirismo" per descrivere questi sforzi e, in senso lato, la visione razionalista e materialista che ha preso possesso della mentalità occidentale, continuando a spandersi in tutto il mondo. I sistemi di pensiero positivisti (uno dei quegli è l’empirismo) tentano di ancorarsi su qualche base di conoscenza "certa". [11] L’empirismo, in senso stretto, è la credenza che tutta la conoscenza sia basata sull’esperienza, e che solo le cose che possono essere stabilite per mezzo di osservazione scientifica possano essere conosciute con certezza. Di pari passo con i metodi di osservazione empirica, venne il principio del dubbio metodologico, il cui primo esempio fu la filosofia di Rene Descartes. Questi iniziò la sua discussione della filosofia mostrando come di tutto nell’universo si può dubitare, eccetto della propria esistenza, e così, sulla salda base di questa singola verità indubitabile ("penso, dunque sono") tentò di costruire il proprio sistema filosofico. Ora i riformatori, al principio, si accontentavano dell’assunto che la Bibbia fosse la base di certezza su cui la teologia e la filosofia potevano riposare. Ma quando lo spirito umanistico dell’illuminismo conquistò un ascendente, gli studiosi protestanti convertirono i propri metodi razionalisti alla Bibbia stessa, tentando di scoprire ciò che di essa poteva essere conosciuto con "certezza". Gli studiosi protestanti liberali hanno già terminato questo sforzo, e dopo avere terminato di "pelare la cipolla" sono ora rimasti con null’altro che le loro opinioni e sentimentalismi come base per quel poco di fede che è loro rimasto.

I protestanti conservatori sono stati molto meno coerenti nel loro approccio razionalista. Così hanno mantenuto tra loro una riverenza per le Scritture e una fede nella loro ispirazione. Nondimeno, il loro approccio (anche tra i più biechi fondamentalisti) è ancora essenzialmente radicato nello stesso spirito di razionalismo dei liberali. Un primo esempio si può trovare tra i cosiddetti fondamentalisti dispensazionali, la cui elaborata teoria suppone che Dio, nelle varie fasi della storia, abbia trattato gli uomini secondo differenti "dispensazioni", come quella "adamica", quella "noachita", quella "mosaica", quella "davidica" e così via. Si può notare un certo grado di verità in questa teoria, ma al di là di queste dispensazioni dell’Antico Testamento essi insegnano che noi ora siamo sotto una "dispensazione" diversa da quella dei cristiani del primo secolo. Anche se i miracoli continuarono lungo il "periodo del Nuovo Testamento", oggi non accadono più. Ciò è molto interessante, poiché (oltre a mancare di qualsiasi base scritturale) tale teoria permette a questi fondamentalisti di affermare i miracoli della Bibbia, e allo stesso tempo di essere empiristi nella loro vita quotidiana. Pertanto, anche se la discussione di questo approccio può sembrare a prima vista di interesse meramente accademico, e molto distante dalla realtà di vita del tipico protestante, di fatto anche il laico protestante medio, piamente "conservatore", non è immune da questa sorta di razionalismo.

La grande fallacia in questo cosiddetto approccio "scientifico" alle Scritture sta nell’applicazione erronea di assunti empirici allo studio della storia, della Scrittura, e della teologia. I metodi empirici funzionano ragionevolmente bene quando sono correttamente applicati alle scienze naturali, ma quando sono applicati laddove non riescono a funzionare, come nei momenti unici della storia (che non possono essere ricreati o sperimentati) non possono produrre risultati coerenti o accurati. [12] Gli scienziati devono ancora inventare un telescopio capace di scrutare nel mondo spirituale, e tuttavia molti studiosi protestanti asseriscono che alla luce della scienza l’idea dell’esistenza dei demoni o del Diavolo è stata provata falsa. Se il Diavolo apparisse di fronte a un empirista con il forcone in mano e vestito di una brillante calzamaglia rossa, verrebbe spiegato in qualche modo che si possa facilmente adattare alla visione teoretica dello scienziato. Anche se alcuni empiristi si gloriano della propria "apertura," essi sono accecati dai propri assunti a tal modo da non poter vedere ciò che non si adatta alla loro visione della realtà. Se i metodi dell’empirismo fossero coerentemente applicati, screditerebbero ogni conoscenza (inclusi se stessi), ma all’empirismo è convenientemente permesso essere incoerente da parte dei propri sostenitori "poiché la sua spietata mutilazione dell’esperienza umana gli offre una tale fama di severità scientifica che il suo prestigio supera i difetti dei fondamenti." [13]

Le connessioni tra le conclusioni più estreme raggiunte dai moderni protestanti liberali, e i protestanti più conservatori o fondamentalisti, sembreranno oscure a molti, e soprattutto agli stessi conservatori o fondamentalisti! Anche se questi ultimi si considerano in opposizione quasi completa al liberalismo protestante, nondimeno essi usano nel loro studio delle Scritture essenzialmente lo stesso tipo di metodi dei liberali, e assieme a queste metodologie vengono i loro principi filosofici sottostanti. Perciò la differenza tra i "liberali" e i "conservatori" non è in realtà una differenza di principi di base, ma piuttosto una differenza nel modo in cui questi principi sono stati portati alle loro inerenti conclusioni.

Se l’esegesi protestante fosse davvero "scientifica", così come si presenta, i suoi risultati mostrerebbero coerenza. Se i suoi metodi fossero mere e neutrali "tecnologie" (come molti li considerano), allora non importerebbe chi li usa, e "funzionerebbero" allo stesso modo per chiunque. Ma che cosa troviamo, quando esaminiamo lo stato corrente degli studi biblici protestanti? Secondo la stima degli stessi "esperti", il mondo accademico biblico protestante è in crisi. [14] Di fatto tale crisi è forse illustrata nel modo migliore dall’ammissione di un celebre studioso protestante dell’Antico Testamento, Gerhad Hasel [nella sua rassegna della storia e dello status attuale delle discipline di teologia dell’Antico Testamento, Old Testament Theology: Issues in the Current Debate], che durante gli anni '70 sono state prodotte cinque nuove teologie dell’Antico Testamento "ma nessuna, per approccio e metodo, è in accordo con una delle altre." [15] Di fatto è sorprendente, considerato il sedicente alto standard accademico negli studi biblici protestanti, che uno possa fare la propria scelta di conclusioni illimitate su quasi tutti i temi, e trovare "buoni studiosi" a proprio sostegno. In altre parole, potresti arrivare più o meno a qualsiasi conclusione che ti piaccia in un giorno particolare su una questione particolare, e potrai trovare un accademico che ti asseconderà. Questa non è certamente scienza nello stesso senso della matematica o della chimica! Ciò di cui trattiamo è un campo del sapere che si presenta come "scienza obiettiva," ma che è di fatto una pseudo-scienza, che nasconde una varietà di prospettive teologiche e filosofiche in competizione. E’ una pseudo-scienza perché, finché gli scienziati non svilupperanno strumenti capaci di esaminare e comprendere Dio, una teologia o interpretazione biblica scientificamente obiettiva sarà un’impossibilità. Ciò non vuol dire che non vi sia nulla di genuinamente scientifico o di utile al suo interno; ma vuol dire che, camuffati con questi legittimi aspetti di apprendimento storico e linguistico, e nascosti dagli specchi e cortine fumogene della pseudo-scienza, scopriamo in realtà come i metodi protestanti di interpretazione biblica sono sia il prodotto che servitore degli assunti teologici e filosofici protestanti. [16]

Con una soggettività che sorpassa quella dei più speculativi psicoanalisti freudiani, gli studiosi protestanti scelgono selettivamente i "fatti" e le "prove" che si adattano al loro programma, e quindi procedono, con conclusioni essenzialmente predeterminate dai loro assunti di base, ad applicare i loro metodi alle Sacre Scritture. E intanto, gli studiosi sia "liberali" che "conservatori," si descrivono come spassionati "scienziati." [17] Poiché le università moderne non elargiscono dottorati a coloro che si limitano a tramandare la Verità incorrotta, questi studiosi cercano di sopraffarsi a vicenda ideando nuove teorie "creative." Questa è l’essenza stessa dell’eresia: novità, arroganti opinioni personali, e auto-inganno.

L'APPROCCIO ORTODOSSO ALLA VERITA'


Quando, per la misericordia di Dio, trovai la Fede ortodossa, non avevo alcun desiderio di dare al Protestantesimo e ai suoi "metodi" biblici un altro sguardo. Sfortunatamente, ho trovato che i metodi e gli assunti protestanti sono riusciti a infettare anche alcuni circoli all’interno della Chiesa ortodossa. La ragione, come ho detto sopra, è che l’approccio protestante alla Scrittura è stato presentato come "scienza." Alcuni nella Chiesa ortodossa sentono di fare alla Chiesa un grande favore introducendo questo errore nei nostri seminari e parrocchie. Ma in questo non c’è nulla di nuovo: è il modo con cui l’eresia ha sempre cercato di ingannare i fedeli. Come dice Sant’Ireneo, iniziando ad attaccare gli eretici del suo tempo:

"Per mezzo di parole speciose e plausibili, essi invitano con astuzia i semplici a indagare nel loro sistema; ma nondimeno li distruggono rozzamente, quando li iniziano alle loro blasfeme opinioni...." [18]

L’errore, in verità, non viene mai presentato nella sua nuda deformità, per non essere subito scoperto. Ma è rivestito ad arte in vesti eleganti, così da renderlo nella sua forma esteriore agli occhi dell’inesperto (per ridicola che l’espressione possa sembrare) più vero della verità stessa.

Perché nessuno venga fuorviato o confuso, lasciatemi chiarire: l'approccio ortodosso alle Scritture non è basto sulla ricerca "scientifica" nelle Sacre Scritture. La sua pretesa di comprendere le Scritture non risiede nel possesso di dati archeologici superiori, ma piuttosto nella sua relazione unica con l’Autore delle Scritture. La Chiesa Ortodossa è il corpo di Cristo, la colonna e fondamento della Verità, ed è sia il mezzo tramite il quale Dio ha dato le Scritture (attraverso i suoi membri), sia il mezzo tramite il quale Dio le ha conservate. La Chiesa Ortodossa comprende la Bibbia poiché è l’erede di una tradizione vivente che inizia con Adamo e si estende attraverso il tempo a tutti i suoi membri di oggi. Non si può "provare" in laboratorio che ciò sia vero. Uno deve esserne convinto dallo Spirito Santo e sperimentare la vita di Dio nella Chiesa.

La domanda che i protestanti porranno a questo punto è: chi ci dice che la tradizione ortodossa sia quella corretta, o persino che esista una tradizione corretta? In primo luogo, i protestanti hanno bisogno di studiare la storia della Chiesa. Vi troveranno che esiste una sola Chiesa. Questa è sempre stata la posizione della Chiesa dai suoi inizi. Il Credo di Nicea lo puntualizza chiaramente, "Credo in... una Chiesa, santa cattolica e apostolica." Questa dichiarazione, che quasi tutte le denominazioni protestanti tuttora sostengono di accettare come vera, non fu mai interpretata nel senso di qualche confusa, pluralistica "chiesa" invisibile che non riesce ad andare dottrinalmente d'accordo in nulla. I concili che canonizzarono il Credo (così come le Scritture) lanciarono anche anatemi contro coloro che erano al di fuori della Chiesa, sia che fossero eretici, come i montanisti, o scismatici come i donatisti. E non dissero, "ebbene, non possiamo andar d’accordo con i montanisti dottrinalmente, ma essi sono parte della Chiesa tanto quanto noi." Piuttosto, essi venivano esclusi dalla comunione della Chiesa fino al loro rientro, in cui venivano ricevuti nella Chiesa attraverso il Santo Battesimo e la Cresima (nel caso degli eretici) o semplicemente con la Cresima (nel caso degli scismatici) [Secondo Concilio Ecumenico, Canone VII]. Anche unirsi nella preghiera con coloro che sono al di fuori della Chiesa era, ed è tuttora, proibito [Canoni dei Santi Apostoli, XLV, XLVI]. A differenza dei protestanti, che trattano come eroi coloro che si staccano da un gruppo per formarne uno proprio, nella Chiesa primitiva questo era considerato un peccato dei più condannabili. Come avvertiva Sant’Ignazio di Antiochia [un discepolo dell’Apostolo Giovanni], "Non ingannatevi, fratelli, nessuno di quanti seguono altri in uno scisma erediterà il Regno di Dio, nessuno di quanti seguono dottrine eretiche è dalla parte della passione" [Lettera agli abitanti di Filadelfia, 5:3].

La ragione stessa della nascita di un movimento protestante era la protesta contro gli abusi papali, ma prima della rottura dell’Occidente romano dall’Oriente ortodosso questi abusi non esistevano. Molti teologi protestanti moderni hanno recentemente preso a rivedere questo primo millennio di cristianità indivisa, e stanno iniziando a riscoprire il grande tesoro che l’Occidente ha perduto (e non pochi stanno diventando ortodossi come risultato). [19]

Ovviamente, solo una di queste tre dichiarazioni può essere vera: o (1) non esiste alcuna corretta Tradizione e le porte dell’inferno hanno prevalso sulla Chiesa, e perciò sia i Vangeli che il Credo di Nicea sono in errore; o (2) la vera fede si trova nel papismo, con i suoi dogmi sempre crescenti e mutevoli emanati dall’infallibile "vicario di Cristo;" o (3) la Chiesa ortodossa è la Chiesa fondata da Cristo e ha mantenuto fedelmente la Tradizione apostolica. E così la scelta per i protestanti è chiara: il relativismo, il Romanismo, o l’Ortodossia.

La maggior parte dei protestanti, siccome la loro base teologica della Sola Scriptura può produrre solo disunione e litigi, ha abbandonato da lungo tempo l’idea della vera unità cristiana, e ha considerato come ipotesi ridicola l’esistenza di un’unica Fede. Di fronte ad affermazioni tanto forti sull’unità della Chiesa come quella sopra citata, reagiscono spesso con orrore, sostenendo che tali attitudini sono contrarie all’amore cristiano. Trovandosi privi di una vera unità si sono sforzati di crearne una falsa, sviluppando la filosofia relativistica dell’ecumenismo, in cui la sola fede da condannare è quella che avanza pretese esclusive alla Verità. Però questo non è l’amore della Chiesa storica, ma sentimentalismo umanistico. L’amore è l’essenza della Chiesa. Cristo non venne a mettere le basi di una nuova scuola di pensiero, ma piuttosto disse Egli stesso di essere venuto a edificare la sua Chiesa, contro la quale le porte dell’inferno non prevarranno (Matteo 16:17). Questa nuova comunità della Chiesa creava "un’unità organica, piuttosto che un’unificazione meccanica di persone internamente divise." [20] Quest’unità è possibile solo tramite la nuova vita portata dallo Spirito Santo, e misticamente sperimentata nella vita della Chiesa.

La fede cristiana unisce il fedele a Cristo, componendo così un corpo armonioso da individui separati. Cristo costituisce il corpo comunicandosi a ogni membro e donando loro lo Spirito della Grazia in un modo efficace e tangibile... Se il legame con il corpo della Chiesa viene reciso, allora la personalità che viene in tal modo isolata e racchiusa nel proprio egoismo sarà privata della benefica e abbondante influenza dello Spirito Santo che dimora nella Chiesa. [21]

La Chiesa è una poiché è il Corpo di Cristo, ed è un’impossibilità ontologica che si possa dividere. La Chiesa è una, così come Cristo e il Padre sono uno. Anche se questo concetto di unità può sembrare incredibile, così non sembra a quanti sono andati al di là del concetto e sono entrati nella sua realtà. Anche se questa può essere una di quelle "parole dure" che non tanti sanno accettare, è una realtà nella Chiesa ortodossa, per quanto richieda a tutti molto diniego di sé, umiltà e amore. [22]

La nostra fede nell’unità della Chiesa ha due aspetti: è un’unità al tempo stesso storica e presente. Ciò significa che quando gli Apostoli, per esempio, lasciarono questa vita, non lasciarono l’unità della Chiesa. Essi sono parte della Chiesa ora tanto quanto lo erano quando vi erano presenti nella carne. Quando celebriamo l’Eucaristia in qualsiasi Chiesa locale, non la celebriamo da soli, ma con l’intera Chiesa, sia in terra che in cielo. I Santi del cielo ci sono perfino più vicini di coloro che possiamo vedere e toccare. Così, nella Chiesa Ortodossa non abbiamo come insegnanti solo quelle persone che Dio ci ha messo accanto nella carne, ma tutti gli insegnanti della Chiesa in cielo e in terra. Siamo oggi alla scuola di San Giovanni Crisostomo allo stesso modo che a quella del nostro vescovo. Tutto ciò fa sì che il nostro approccio alla Scrittura non sia di interpretazione privata (II Pietro 1:20), ma come Chiesa. Questo approccio alla Scrittura ebbe la sua definizione classica per mano di San Vincenzo di Lerino:

"Qui, forse, qualcuno può chiedere: Poiché il canone della Scrittura è completo e più che sufficiente in sé, perché è necessario aggiungervi l’autorità dell’interpretazione ecclesiastica? Di fatto, [dobbiamo rispondere,] la Sacra Scrittura, a causa della sua profondità, non è universalmente accettata nello stesso senso. Lo stesso testo è interpretato in modo differente da persone differenti, cosicché può quasi venire l’impressione che vi siano tante interpretazioni diverse quanti sono gli uomini.... Così, è a causa delle molte e grandi distorsioni causate da vari errori, che è invero necessario che l’interpretazione degli scritti profetici e apostolici sia diretta in accordo con la regola del significato ecclesiastico e cattolico.

Nella stessa Chiesa Cattolica, bisogna preoccuparsi con ogni cura di mantenere ciò che è stato creduto sempre, ovunque e da tutti. Ciò è veramente e propriamente 'cattolico,' come indicano la forza e l'etimologia del nome stesso, che comprende tutto ciò che è veramente universale. Questa regola generale verrà realmente applicata se seguiamo i principi di universalità, antichità e consenso. Seguiamo il principio di universalità se confessiamo vera solo quella fede che l’intera Chiesa confessa in tutto il mondo. Seguiamo il principio di antichità se non deviamo in alcun modo da quelle interpretazioni che i nostri antenati e padri hanno manifestamente dichiarato inviolabili. Seguiamo il principio di consenso se, in questa stessa antichità, adottiamo le definizioni e proposte di tutti, o quasi tutti, i vescovi". [23]

In questo approccio alle Scritture, non è compito dell’individuo sforzarsi di essere originale, ma piuttosto di comprendere quanto è già presente nelle tradizioni della Chiesa. Noi siamo obbligati a non andare al di là dei limiti posti dai Padri della Chiesa, ma a tramandare fedelmente la tradizione che abbiamo ricevuto. Fare ciò richiede molto studio e pensiero, ma ancor più, se vogliamo davvero comprendere le Scritture, dobbiamo entrare profondamente nella vita mistica della Chiesa. Ecco perché, quando Sant’Agostino spiega come si dovrebbero interpretare le Scritture [La Dottrina Cristiana, Libri I-IV], passa più tempo a parlare del tipo di persona che ci vuole per studiare la Scrittura, che sulla conoscenza intellettuale che questa persona dovrebbe possedere: [24]

1. Uno che ama Dio con tutto il suo cuore, e che è privo di orgoglio,

2. Che è motivato alla ricerca della conoscenza della volontà di Dio da fede e riverenza, piuttosto che da orgoglio o avidità,

3. Che ha un cuore soggiogato dalla pietà, una mente purificata, e morta al mondo; e che non teme gli uomini, né cerca di compiacerli,

4. Che non cerca altro che conoscenza e unione con Cristo,

5. Che ha fame e sete di giustizia,

6. E che si adopera con diligenza in opere di misericordia e di amore.

Con requisiti così alti, dovremmo tanto più umilmente appoggiarci alla guida dei santi Padri che hanno evidenziato tali virtù, e non deluderci pensando di essere più capaci di loro in un’acuta interpretazione della Santa Parola di Dio.

Ma che fare dell’opera degli studiosi biblici protestanti? Finché ci aiuta a comprendere il contesto storico e il significato dei punti oscuri, in questo è in linea con la Santa Tradizione e può essere usata.

Come dice San Gregorio Nazianzeno quando parla di letteratura pagana: "Così come abbiamo preparato medicine salutari dal veleno di certi rettili, così abbiamo ricevuto dalla letteratura secolare i principi di ricerca e di ragionamento, mentre ne abbiamo respinto l’idolatria..." [25] Così, finché evitiamo di adorare i falsi dei dell’individualismo, della modernità e della vanagloria accademica, e finché riconosciamo gli assunti che vengono utilizzati in tale lavoro e usiamo ciò che davvero getta luce storica o linguistica sulle Scritture, allora comprenderemo la Tradizione in modo più completo. Ma fintanto che gli studiosi protestanti fanno speculazioni al di là dei testi canonici, e proiettano idee estranee sulle Scritture, obiettando alla Santa Tradizione, la fede del "sempre e ovunque" della Chiesa, essi si sbagliano.

Se i protestanti dovessero ritenere ciò arrogante o ingenuo, che considerino dapprima l’arroganza e l’ingenuità di quegli studiosi che pensano di essere qualificati a trascurare (o più solitamente, a ignorare del tutto) due millenni di insegnamento cristiano. Forse l’acquisizione di un dottorato biblico offre una sapienza dei misteri di Dio superiore a quella di milioni su milioni di fedeli credenti e Padri e Madri della Chiesa che servirono Dio con fede, sopportando orribili torture e martirio, derisione e prigioni, per la fede? Il cristianesimo si apprende nella tranquillità dello studio personale, o portando la croce sulla quale si sarà uccisi? L’arroganza sta in quanti, senza prendere neppure il tempo di imparare che cosa sia davvero la Santa Tradizione, decidono di saperne di più, ora che è finalmente arrivato qualcuno che ha rettamente compreso ciò che vogliono davvero dire le Scritture.

CONCLUSIONE


Le Sacre Scritture sono forse il vertice della Santa Tradizione della Chiesa, ma la grandezza delle vette a cui le Scritture ascendono è dovuta alla grande montagna su cui risiedono. Tolta dal suo contesto entro la Santa Tradizione, la solida roccia della Scrittura diviene una mera palla di creta, che può essere modellata in qualsiasi forma desiderino i suoi manipolatori. Abusare delle Scritture e distorcerle non è un modo di onorarle, anche se ciò è fatto con l'intento di esaltarne l'autorità. Dobbiamo leggere la Bibbia; è la santa Parola di Dio. Ma per comprendere il suo messaggio, sediamoci umilmente ai piedi dei santi che si sono mostrati "facitori della Parola e non uditori soltanto" (Giacomo 1:22), e sono stati provati per le loro vite come degni interpreti delle Scritture. Andiamo da coloro che conobbero gli Apostoli, come i Santi Ignazio di Antiochia e Policarpo, se abbiamo una domanda sugli scritti degli Apostoli. Ascoltiamo dalla Chiesa, e non cadiamo nell'arroganza dell'auto-delusione.

NOTE


1. George Mastrantonis, trad., Augsburg and Constantinople: the Correspondence between the Tubingen Theologians and Patriarch Jeremiah II of Constantinople on the Augsburg Confession (Brookline, Mass.: Holy Cross Orthodox Press, 1982), 114.

2.The Illustrated Bible Dictionary, vol. 2 (Wheaton: Tyndale House Publishers, 1980), "Jannes and Jambres," di A. F. Walls, 733 -734.

3. Invero questa lista non intendeva nemmeno comprendere tutti i libri che la Chiesa ha mantenuto dall’antichità, considerandoli parte della più ampia Tradizione. Per esempio, il libro di Enoch, anche se è citato nei libri canonici, non fu incluso esso stesso nel canone. Non pretenderò di sapere il perché, ma per qualche ragione la Chiesa ha scelto di conservare questo libro, eppure non lo ha assegnato a essere letto in chiesa, né lo ha posto a fianco dei libri canonici.

4. Per esempio, non c’è alcun passo in cui si parli in dettaglio della questione dell’inerranza delle Scritture, precisamente perché questa non era una questione disputata. Oggi, col sorgere dello scetticismo religioso, di questo si discute molto, e se l’epistola fosse scritta oggi, si parlerebbe di sicuro di questo argomento da qualche parte. Sarebbe sciocco concludere che, dato che non se ne parla specificamente, allora i primi cristiani non pensavano che l’inerranza delle Scritture fosse importante, o che non vi credevano.

5. Alexander Schmemann, Introduction to Liturgical Theology (Crestwood NY: St Vladimir's Seminary Press, 1986), 51 n.

6. E di fatto, questo è ciò che ha fatto il mondo accademico protestante. Anche se il protestantesimo fu fondato sulla base della credenza che la Bibbia sia l’unica autorità di fede e pratica, il moderno mondo accademico protestante è ora dominato da modernisti che non credono più nell’ispirazione o inerranza delle Scritture. Ora essi si sentono al di sopra della Bibbia e scelgono di usarne solo quelle parti che ritengono adatte, scartando il resto come " mitologia primitiva e leggende." La sola autorità che ancora riconoscono sono se stessi.

7. I valdesi erano una setta fondata nel dodicesimo secolo da Pietro Valdo, e che in alcuni modi anticipava la Riforma protestante. A causa di persecuzioni da parte della Chiesa cattolica romana, questa setta sopravvisse soprattutto nelle aree di montagna dell’Italia nord-occidentale. Con l’avvento della Riforma protestante, i valdesi entrarono sotto l’influenza del movimento della riforma, ed essenzialmente vi si allearono. Molti tra i primi storici protestanti sostennero che i valdesi rappresentavano un resto dei "veri" cristiani esistiti fin da prima di Costantino. Anche se oggi nessuno storico credibile farebbe una simile asserzione senza prove, molti fondamentalisti e sette come i testimoni di Geova continuano a vantare una discendenza dalla chiesa primitiva attraverso i valdesi - nonostante il fatto che i valdesi esistono ancora oggi, e che certamente non riconoscono come propria discendenza i testimoni di Geova.

8. Mastrantonis, 115.

9. Ibid., 198.

10. Ibid., 115.

11. Il termine 'positivismo' viene dal francese positif, vale a dire 'sicuro,' o 'certo.' Questo termine fu usato per la prima volta da Auguste Comte. I sistemi positivisti sono costruiti sull'assunto che qualche fatto o istituzione sia la base ultima della conoscenza - nella filosofia di Comte, l'esperienza o la percezione sensoriale costituiva tale base, e pertanto egli fu il precursore dell'empirismo moderno [Cfr. Encyclopaedia of Religion and Ethics, 1914 ed., s.v. "Positivism," di S.H. Swinny; e Wolfhart Pannenburg, Theology and Philosophy of Science, trad. Francis McDonagh (Philadelphia: Westminster Press, 1976), p. 29].

12. Per esempio, un metodo per determinare la realtà degli eventi passati, tra gli studiosi di indirizzo empirico, è il principio di analogia. Poiché la conoscenza è basata sull'esperienza, allora il modo in cui uno capisce ciò che non gli è familiare è di metterlo in relazione a ciò che gli è familiare. Sotto la maschera di analisi storica essi giudicano la probabilità di un presunto evento passato (e.g. la risurrezione di Gesù) basandola su ciò che sappiamo avere luogo nella nostra esperienza. E poiché questi storici non hanno mai osservato alcunché che siano disposti a considerare soprannaturale, allora determinano che quando la Bibbia parla di un evento miracoloso, sta soltanto narrando un mito o una leggenda. Ma poiché per l'empirista un 'miracolo' comporta una violazione di una legge naturale, allora non possono esistere miracoli (per definizione) poiché le leggi naturali sono determinate dalla nostra osservazione di quanto sperimentiamo; pertanto, se tale empirista fosse coinvolto nella moderna analogia di un miracolo, questo non sarebbe più considerato un miracolo, poiché non costituirebbe più una violazione della legge naturale. E così gli empiristi non producono risultati che negano la realtà trascendente o i miracoli; sono piuttosto i loro presupposti, fin dal principio, a negare la possibilità di tali cose. [cfr G. E. Michalson, Jr., "Pannenburg on the Resurrection and Historical Method," Scottish Journal of Theology 33 (April 1980): 345-359.]

13. Rev. Robert T. Osborn, "Faith as Personal Knowledge," Scottish Journal of Theology 28 (February 1975): 101-126.

14. Gerhard Hasel, Old Testament Theology: Basic Issues in the Current Debate (Grand Rapids: Eerdman's Publishing Company, 1982), p. 9.

15. Ibid., p. 7.

16. Ho discusso il Protestantesimo liberale solo per dimostrare la fallacia dell'esegesi "storica". Un cristiano ortodosso verrà molto più facilmente a confronto con un fondamentalista conservatore o un pentecostale, per il semplice motivo che questi prendono la loro fede abbastanza sul serio da cercare di convertire a essa altre persone. Le denominazioni protestanti liberali hanno già abbastanza da fare per cercare di conservare i propri fedeli, e non brillano per zelo di evangelismo.

17. Per una critica più profonda degli eccessi del metodo storico-critico, cfr. Thomas Oden, Agenda for Theology: After Modernity What? (Grand Rapids: Zondervan, 1990) pp 103-147.

18. Cleveland Coxe, trans., Ante-Nicene Fathers, vol. I, The Apostolic Fathers with Justin Martyr and Irenaeus (Grand Rapids: Eerdmans Publishing Company, 1989), p 315.

19. Di fatto una recente opera di teologia sistematica in tre volumi, di Thomas Oden, è basata sul presupposto che il "consenso ecumenico" del primo millennio debba essere normativo per la teologia [cfr. The Living God: Systematic Theology Volume One, (New York: Harper & Row, 1987), pp ix & xiv.]. Se solo Oden porta la propria metodologia alle sue logiche conseguenze, anche lui diventerà ortodosso.

20. Santo neo-martire Arcivescovo Hilarion (Troitsky), Christianity or the Church? (Jordanville: Holy Trinity Monastery, 1985), p. 11.

21. Ibid., p. 16.

22. Ibid., p. 40.

23. "In ipsa item Catholica Ecclesia magnopere curandum est ut id teneamus quod semper, quod ubique, quod ab omnibs creditum est. Hoc est etenim vere proprieque catholicum, quod ipsa vis nominis ratioque declarat, quae omnia fere universaliter comprehendit. Sed hoc ita demum fiet, si sequamur universitatem, antiquitatem, consensionem. Sequemur autem universitatem hoc modo, si hanc unam fidem vera esse fateamur quam tota per orbem terrarum confitetur Ecclesia; antiquitatem vero ita, si ab his sensibus nullatenus recedamus quos sanctos majores ac patres nostros celebrasse manifestum est; consensionem quoque itidem si, in ipsa vetustate, omnium vel certe pene omnium sacerdotum pariter et magistrorum definitiones sententiasque sectemur." San Vincenzo di Lerino, trad. Rudolph Morris, The Fathers of the Church vol.7, (Washington D.C.: Catholic University of America Press, 1949), pp. 269-271.

24. Sant'Agostino, "Sulla dottrina cristiana," A Selected Library of the Nicene and Post-Nicene Fathers. series 1, vol. ii, eds. Henry Wace and Philip Schaff, (New York: Christian, 1887-1900), pp. 534-537.

25. San Gregorio Nazianzeno, "Orazione 43, panegirico su San Basilio," A Selected Library of the Nicene and Post-Nicene Fathers of the Christian Church, series 2, vol. vii, eds. Henry Wace and Philip Schaff (New York: Christian, 18871900), p. 398n.

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